Con questa puntata abbiamo ospitato Gianmarco Troia, fondatore e CEO di Qwince, tech company di Palermo che lavora nella sanità digitale integrando intelligenza artificiale, blockchain e IoT.
Spesso la sanità digitale viene ridotta a una questione di software. La puntata parte invece da una domanda di fondo, cioè come rendere la tecnologia umana e davvero utile per chi cura, e Gianmarco la affronta raccontando un percorso d’impresa lungo circa vent’anni e un’idea imprenditoriale che da Palermo arriva a clienti in tutta Italia. Molte delle lezioni che applica in azienda arrivano dalla cucina.
Qwince, AI e IoT per una sanità digitale più umana
Gianmarco Troia sta in cucina in prima persona, e da lì porta in Qwince più di una lezione. La mise en place insegna che improvvisare funziona solo se si è preparati, e nel digitale il codice non basta senza capire requisiti, cliente e mercato. Il piatto che torna pieno è un feedback loop immediato, per questo chiede al team di testare molto e mettere da parte l’ego. Poi c’è la responsabilità verso la persona, perché in sanità l’utente, nel migliore dei casi, sbaglia a usare la tecnologia o resta insoddisfatto, nel peggiore può farsi del male.
Il muro che frena la digitalizzazione della sanità italiana è fatto di tanti mattoni. C’è la frammentazione, con eccellenze tecnologiche e cliniche, anche al Sud, che non condividono i dati. C’è l’esperienza utente, e qui la colpa è delle aziende tecnologiche come la sua, che spesso progettano da tecnici e finiscono per complicare la vita del clinico. Per Gianmarco Troia la digitalizzazione deve essere invisibile, e infatti Qwince cerca i sensori IoT più piccoli e meno invasivi possibile. E c’è la burocrazia, con processi cartacei ricopiati in un software. Il collante è la fiducia, e meno della metà degli italiani ha dato il consenso al fascicolo sanitario elettronico.
Le due tecnologie su cui scommettono Gianmarco Troia e Qwince
Per il clinico, dice Gianmarco, la scommessa è l’intelligenza artificiale. Secondo uno studio del New England Journal of Medicine, citato dal professor Remuzzi, l’AI sbaglia già meno dei medici nel valutare un paziente. Per il paziente conta l’IoT, che raccoglie dati in modo meno invasivo. In cucina l’IoT sarebbe il contenitore degli ingredienti e l’AI lo chef. Sui dati Qwince parte dal GDPR e dal regolamento sui dispositivi medici e fa sicurezza by design. Per un utente poco alfabetizzato la crittografia non basta, serve poter controllare e tornare indietro.
Gianmarco si definisce cintura nera di errori e percorsi non lineari. In Italia il fallimento è un’onta, mentre per lui fa parte della vita d’impresa. La prima lezione imparata a sue spese è che avere ragione troppo presto equivale quasi sempre ad avere torto. Qwince ha investito molto in un’idea di business che è diventata un prodotto arrivato troppo presto, prima che tecnologia, mercato e utenti fossero pronti. Ha cominciato a venderlo per caso, quasi cinque anni dopo. Se fosse stata una startup pura, dice, sarebbe morta. L’altra lezione è che il mercato ha sempre ragione.
I temi della puntata
- Cosa insegna la cucina a chi sviluppa software, dalla mise en place al piatto che torna indietro pieno.
- Perché la digitalizzazione della sanità in Italia si inceppa tra frammentazione, prodotti pensati da tecnici e burocrazia.
- L’intelligenza artificiale come superpotere del medico, per prevedere e seguire il paziente anche a casa, e l’IoT come tecnologia chiave per il paziente.
- Come si costruisce la fiducia digitale sui dati sanitari, che secondo Gianmarco va dimostrata e mai data per scontata.
- Un prodotto lanciato troppo presto e la lezione su quanto sia rischioso avere ragione in anticipo sul mercato.
- Cosa significa fare impresa in Sicilia e lanciare una startup deep tech lontano dai grandi hub dell’innovazione.
Chi è Gianmarco Troia
Gianmarco Troia è un imprenditore siciliano, fondatore e CEO di Qwince, tech company della sanità digitale. Si definisce un maker. Nella sua storia professionale ha avuto capi bravissimi a vendere che non sapevano esattamente cosa vendessero, mentre il tecnico era lui. Da allora è convinto che un CEO debba conoscere il prodotto, per essere credibile con il team e fare ai clienti promesse ragionevoli. A 25 anni scriveva codice in C e Visual Basic. A 54 prova ancora su di sé i sensori che chiede di indossare ai pazienti, per sentire il battito del prodotto.
Ha lavorato anche in altri settori tecnologici, dove ammette di essersi annoiato, mentre la sanità lo tiene motivato perché permette di toccare con mano l’effetto sulle persone. È andato via dalla Sicilia molte volte ed è tornato per creare lì qualcosa e dare lavoro. Frequenta i luoghi dell’innovazione, partecipa ai network e poi torna a lavorare come in un monastero. Ai giovani del Sud dice che fare impresa in Sicilia è una sfida in più, ma la geografia non può essere un alibi.
La sanità vista da chi fa dialogare medici, aziende e istituzioni è il tema della puntata con Simone Eandi di SEEd, mentre l’equilibrio tra intelligenza artificiale e privacy torna nella storia di Giulia Tortoioli di Safemate.
La storia di Gianmarco e della sua azienda palermitana parla a chi progetta tecnologia per la salute pensando a medici e pazienti che la useranno, e a chi vuole fare impresa al Sud e non accetta la geografia come alibi. Una puntata di Idee Imprenditoriali, il podcast di Gerta Celaj su business e startup innovative.