Con questa puntata abbiamo ospitato Stefano Boffi, fondatore e CEO di Amastar, l’agenzia che gestisce e ottimizza la presenza su Amazon delle aziende italiane per farle vendere sul marketplace, in Italia e all’estero.
Vendere su Amazon sembra facile, basta caricare una foto, mettere un prezzo e aspettare. È il luogo comune da cui siamo partiti, perché senza metodo il marketplace non perdona e i risultati non arrivano per caso. Stefano ha raccontato gli anni in Germania e la nascita dell’agenzia. Poi ha spiegato cosa serve per trasformare un account Amazon in un modello di business che regge nel tempo.
Amastar, dalla Germania al metodo per scalare su Amazon
Già da ragazzo Stefano vendeva qualche prodotto usato su eBay. L’incontro con Amazon arriva quasi per caso in Germania, dove era andato per un corso di lingue di otto settimane. Resta come terzo dipendente di una startup che vende soprattutto sul marketplace e in dieci mesi passa a settanta persone. Seguono un’azienda più strutturata e un’agenzia simile ad Amastar. Rientrato in Italia trova già tre o quattro agenzie ben avviate. Le aziende però hanno poca consapevolezza del canale e poca preparazione tecnica, e quasi non sanno che gestire Amazon sia un mestiere. Così Stefano Boffi fonda Amastar.
Per Stefano affidare Amazon ad agenzie generaliste o a un dipendente interno può rivelarsi un falso risparmio. Il dipendente non è sempre una scelta sbagliata, ma spesso il canale finisce a chi fino a pochi mesi prima faceva tutt’altro. Servono copywriting, grafica, campagne pubblicitarie e regole aggiornate, e l’improvvisazione si paga in sprechi e vendite perse. L’agenzia fa anche troubleshooting. Stefano ricorda una sospensione nata da un suo accesso dal wifi di un cliente, che Amazon ha correlato all’account inutilizzato e chiuso di un’altra azienda. Un account molto attivo è rimasto bloccato circa sette o dieci giorni e riattivarlo non è stato semplice.
Stefano Boffi e Amastar tra export e omnicanalità
Gerta ricorda che l’agenzia ha portato prodotti italiani in mezza Europa, tra Germania e Francia, aumentando l’export del 150%. Alla domanda sul segreto per vendere il Made in Italy all’estero, Stefano risponde che tradurre descrizioni e infografiche non basta. Serve un lavoro di SEO specifico anche per l’estero, più o meno approfondito secondo categoria, marchio e singolo prodotto. Per alcuni prodotti bisogna poi mettere l’accento su punti di forza diversi da quelli valorizzati in Italia. Tra l’Italia e il resto d’Europa le differenze sono sottili, mentre con il mercato americano diventano marcate, dalle grafiche alle schede prodotto. Lì servono un’analisi dei competitor più approfondita e molti più test.
Siamo nell’era dell’omnicanalità, dice Stefano. Quando è nata l’agenzia bastavano ottimizzazioni di base e poche recensioni. Oggi la competizione è forte e le campagne su Amazon Ads sono indispensabili, ma spesso erodono i margini. Il brand va costruito anche fuori dal marketplace, con i social e un sito di proprietà che può diventare un alleato. Lo dimostra Sheko, marchio che Stefano seguiva da dipendente in Germania. L’agenzia ne ha curato in parte sito italiano e distribuzione, fino alla presenza televisiva su GM24 che ha spinto molto le vendite su Amazon.
I temi della puntata
- Come un corso di lingue di otto settimane in Germania si è trasformato in tre esperienze diverse sul marketplace e poi nella nascita di Amastar.
- Perché affidare Amazon a un interno improvvisato o a un’agenzia generalista può rivelarsi un falso risparmio, tra sprechi pubblicitari e vendite perse.
- L’incubo dell’account bloccato, un caso di sospensione per correlazione e perché oggi episodi così sono molto più rari.
- Come si porta il Made in Italy all’estero con un lavoro di SEO dedicato, più o meno complesso secondo la categoria, e perché gli Stati Uniti chiedono più analisi e più test dell’Europa.
- Il peso crescente delle sponsorizzazioni sui margini e il ruolo di social, sito e televisione in una strategia di vendita omnicanale.
- La scommessa di Prospectiamo.it sulle telefonate per fissare appuntamenti, un’idea di business che punta sul ritorno all’analogico in un mondo di email e messaggi ignorati.
Chi è Stefano Boffi
Stefano Boffi è un imprenditore, fondatore e CEO di Amastar, agenzia specializzata nelle vendite su Amazon. Si è formato sul campo in Germania, tra una startup in forte crescita, un’azienda più strutturata e un’agenzia del settore. Poi è rientrato in Italia e si è messo in proprio. Dei primi anni ricorda le tante scommesse, non tutte giuste. Non rimpiange nulla, ma oggi direbbe di no ai clienti che non rispettano il tempo dell’agenzia e alle collaborazioni che promettevano progetti grandiosi e si sono rivelate poco profittevoli.
Con un amico che ha esperienza diretta come SDR e appointment setter ha lanciato Prospectiamo.it, un servizio di telefonate per fissare appuntamenti che, appena avviato, ha già diverse richieste. L’idea nasce da un’esigenza personale. Nel suo settore le chiamate a freddo funzionano ancora, e lui stesso non apre più email e messaggi su LinkedIn, mentre le poche telefonate che riceve le ascolta volentieri. A chi ha un’idea imprenditoriale nel cassetto consiglia di buttarsi il prima possibile, senza paura. Questo non significa lasciare un posto di lavoro per un’idea non ancora validata.
Il Made in Italy che vende all’estero è al centro anche delle puntate con Valentino Bergamo di Calicantus, tra marketplace ed e-commerce di proprietà, e con Michele Mottura di Naturale Italiano, che porta i prodotti alimentari italiani oltre confine.
Una puntata di Idee Imprenditoriali, il podcast di Gerta Celaj su attività di business e startup innovative, per imprenditori e PMI che vogliono crescere su Amazon, in Italia e all’estero, e per chi deve decidere se affidare il marketplace a un dipendente interno o a un’agenzia specializzata.