Con questa puntata abbiamo ospitato Tomas Barazza, fondatore e CEO di wethod, la piattaforma che aiuta agenzie creative, società di consulenza e studi di architettura e ingegneria a tenere insieme la gestione operativa dei progetti e quella economica.
Lo abbiamo invitato per parlare di un tema che ci sta a cuore. Nel mondo creativo e della consulenza si parla tanto di progetti, idee e premi. Dei numeri invece non si parla quasi mai, e nemmeno di quanto sia difficile far quadrare i conti senza sminuire il lavoro. Su questi temi Tomas ha costruito un’azienda intera, trasformando in idea imprenditoriale un problema che conosceva da vicino. In puntata racconta cosa ha imparato dalle agenzie incontrate nel suo percorso e dove vuole portare la sua piattaforma nei prossimi anni.
Da Excel a wethod, i numeri veri dietro il lavoro creativo
L’idea di wethod, racconta Tomas Barazza, nasce da un’esigenza pratica. All’epoca Tomas aveva un gruppo di lavoro nel mondo delle agenzie e usava, come tutti, tanti strumenti, soluzioni fatte in casa e fogli Excel. Per avere una fotografia dei progetti gli servivano a volte giorni e, quando finalmente ci capiva qualcosa, i dati erano già vecchi. Tanta fatica per poco risultato. Da lì l’intuizione che dovesse esistere un modo migliore per gestire insieme progetti e numeri. Non avendolo trovato, l’ha costruito.
Gerta gli chiede perché in tante agenzie progetti e numeri restino separati. Spesso il mondo creativo vede i numeri come vincoli. A molti, partiti dal talento creativo, manca un po’ di background gestionale. E chi segue i progetti pensa alla creatività, mentre chi guida l’azienda pensa ai conti. Ma la separazione è solo apparente. Anche la marginalità, che lei definisce quasi un tabù, per lui nasce da una percezione superficiale, perché tutti i progetti vengono comunque venduti. Un lavoro di qualità richiede risorse, e un modello di business dura solo se i progetti funzionano anche economicamente.
Tomas Barazza, wethod e la salute delle agenzie digitali
Con il Supernova Index wethod fotografa da qualche anno le agenzie digitali italiane, e a sorprendere Tomas Barazza è la scarsa consapevolezza dei numeri. Molte agenzie piccole e medie conoscono fatturato o utile e hanno in mente un daily rate di listino. Non sanno però quanto valga nei fatti una giornata di lavoro media del team. Per lui è forse la metrica più importante, perché riflette posizionamento, efficienza e organizzazione. Chi non la misura può rifare sito e offerta e vendere ancora a 400 euro al giorno, senza poter pagare bene le persone.
Crescere serve ad attrarre persone in gamba. Arrivare a 10 o 15 persone è relativamente facile, poi c’è un primo piccolo salto. Altre soglie, intorno alla cinquantina e oltre le 120 o 150 persone, chiedono processi e organizzazione più maturi. A chi vuole fermarsi a 2 milioni di fatturato Tomas obietta che i nuovi arrivati resterebbero in una realtà a somma zero. C’è poi l’autonomia dei team, tema dell’ultima edizione di Supernova. Per un fondatore, spiega Tomas, vedere il team funzionare senza di lui è una grande soddisfazione. È il segno che la visione dietro un’idea di business ha saputo attrarre e far crescere persone capaci. Emotivamente però non è facile, e per l’ego a volte è una piccola frecciata.
I temi della puntata
- Perché nel mondo creativo si parla poco di marginalità, anche se tutti i progetti vengono venduti, e come qualità del lavoro e conti in ordine si reggono a vicenda.
- Cosa rivela il Supernova Index sulle agenzie digitali italiane e perché il valore medio di una giornata di lavoro è la metrica da cui partire.
- Le soglie di crescita che un’agenzia incontra man mano che il team si allarga e perché fermarsi a 2 milioni di fatturato toglie prospettive a chi ci lavora.
- Quanto costa emotivamente a un fondatore lasciare il controllo, visto che l’autonomia dei team ne ridefinisce la rilevanza invece di toglierla.
- Le poche certezze sugli agenti AI, un’innovazione con cui tutti sperimentano, e l’idea di Tomas che un agente duplicabile non si pianifichi come una persona.
- La sfida di portare wethod fuori dall’Italia, con l’Europa come passo più vicino e l’ambizione di farne un prodotto globale.
Chi è Tomas Barazza
Tomas Barazza è l’imprenditore che ha fondato wethod, di cui oggi è CEO. L’idea gli è venuta guidando un gruppo di lavoro nel mondo delle agenzie. Ha fatto crescere l’azienda in bootstrapping, con un unico prodotto e reinvestendo tutto quello che porta a casa. Ogni scelta importante, dal lanciare un nuovo componente all’allargare il team, è quindi anche una sfida mentale. Se guarda indietro è quasi imbarazzato da come funzionavano prodotto e processi fino a non molto tempo fa. Davanti vede invece ancora tanta strada in salita.
Con le ultime novità della roadmap sente di aver finalmente piantato una bandierina sulla maturità del prodotto. In Italia lo usano già molte agenzie di ogni dimensione, indipendenti o legate a gruppi. La piattaforma si è dimostrata efficace per chiunque lavori a progetti nei servizi, che costruisca un ponte, un sito, un ufficio o una campagna. Per Tomas Barazza la sfida adesso è replicare fuori dall’Italia il percorso di wethod, anche se i primi esperimenti non lo hanno ancora soddisfatto.
Chi vuole approfondire come si fa crescere un’agenzia creativa e come si attraggono persone in gamba può ascoltare anche la puntata con Elena Mariani di Lilium Digital Hub, e poi quella con Pasquale Acampora di blackship.
Una puntata di Idee Imprenditoriali, il podcast di Gerta Celaj su attività di business e startup innovative, per chi guida un’agenzia, uno studio o una società di consulenza e vuole conoscere il proprio daily rate effettivo prima di investire nella crescita.