Con questa puntata abbiamo ospitato Andrea Ravo Mattoni, pittore varesino e ideatore del progetto Recupero del Classicismo nel Contemporaneo, con cui porta i capolavori della pittura classica sui muri delle città di tutto il mondo usando la bomboletta spray.
Cresciuto in una famiglia di artisti, Andrea ha imparato a dipingere di notte con i graffiti negli anni Novanta. Nella prima puntata del 2025 di Idee Imprenditoriali, Gerta lo ha presentato come artista e imprenditore che tiene insieme tradizione e innovazione. Andrea ci ha raccontato la lunga strada che lo ha portato a vivere di pittura. Nel suo modello di business chi paga un suo muro paga la sua esperienza e i suoi fallimenti. Per lui le opere classiche devono uscire dai musei e creare ponti con le istituzioni, proprio per riportarci dentro le persone.
Recupero del Classicismo, dai graffiti alla pinacoteca a cielo aperto
Il padre di Andrea è artista, illustratore e grafico, e lo zio è stato un illustratore noto in Italia. I quadri a olio del nonno riempivano un’intera parete. Lui però si forma in strada. Nel 1995 fa parte della seconda generazione di writer italiani. Impara la tecnica di notte, quando la difficoltà vera è non farsi prendere dalla polizia. Varese era un fulcro della cultura hip hop, con gruppi come OTR e Sottotono. Senza internet si imparava per osmosi, tra fanzine e cd copiati su cassetta.
Il progetto Recupero del Classicismo nel Contemporaneo nasce nel 2016 e porta avanti la tradizione della copia, anche se Andrea preferisce parlare di traduzione. Un quadro di 50 per 50 può diventare un muro di 40 metri. L’olio lascia il posto alla bomboletta spray, una tecnica opposta in cui i colori non si mescolano ma si sovrappongono. Il primo muro, dipinto a Varese il 7 aprile 2016, è la Cattura di Cristo di Caravaggio. L’opera diventa virale e da lì arrivano lavori dalla Francia al Giappone fino al Brasile.
Andrea Ravo Mattoni, da Caravaggio all’intelligenza artificiale
L’idea, rimasta a lungo nel cassetto, è una pinacoteca a cielo aperto che leghi ogni opera al suo territorio. Così Caravaggio compare in Lombardia, a Roma e in provincia di Messina, seguendo la vita del pittore. Al suo terzo muro Andrea dipinge un Caravaggio a San Salvatore di Fitalia, sui Nebrodi, su una parete incompiuta con i tondini a vista. Due bambini delle elementari si fermano a chiedere. Il giorno dopo tornano con un libro preso dalla biblioteca del nonno e gli raccontano tutta la storia del quadro.
Ampio spazio va all’intelligenza artificiale. Nerd e gamer cresciuto tra Atari, Amiga e primi PC, Andrea racconta che nessuna tecnologia lo aveva colpito quanto il prompt to image. Mentre molti artisti si schieravano contro l’AI, lui ha iniziato a usare una piattaforma open source come un assistente velocissimo. La piattaforma propone cento versioni in pochi secondi e Andrea poi le traduce su tela. Come la fotografia di Daguerre non ha ucciso la pittura, spiega, l’AI non sostituirà gli artisti. Le persone sentiranno sempre il bisogno di incontrarsi a teatro o a un concerto dal vivo.
I temi della puntata
- Perché Andrea preferisce definirsi pittore e considera street art un’etichetta dei giornalisti, visto che lavora di giorno con i bracci meccanici e poi in atelier.
- Il rapporto uno a uno con un’opera, in una società che scorre migliaia di video al giorno. Andrea riprende da Filippo Daverio l’idea della pinacoteca come una biblioteca, dove si sceglie un quadro e gli si dedica tempo come a un libro.
- Il paragone con un direttore d’orchestra come Riccardo Muti che dirige Mozart, perché Andrea reinterpreta Caravaggio e Guido Reni con le sue sfumature. Chi guarda i suoi muri pensa ai grandi maestri, non a lui.
- Le differenze tra Francia e Italia nel modo di guardare a chi fa il pittore. In Francia c’è rispetto per chi crea cultura, in Italia molti chiedono quale sia il lavoro vero.
- La fatica di un mestiere da cantiere, tra pareti di 40 metri, pioggia, vento e trasferte. Nel futuro Andrea vede meno muri e più lavoro in atelier e con le gallerie d’arte.
- Il consiglio ai giovani artisti, cioè lavorare ogni giorno, usare i fallimenti come benzina e non avere fretta di arrivare al successo.
Chi è Andrea Ravo Mattoni
Andrea Ravo Mattoni è un pittore nato a Varese nel 1981 in una famiglia di artisti. È l’ideatore del progetto Recupero del Classicismo nel Contemporaneo, un’idea imprenditoriale che porta i capolavori classici fuori dai musei e li lega al territorio. Lavora con la bomboletta spray da oltre 25 anni, praticamente ogni giorno. Ha dipinto più di 150 muri tra Europa, Centro e Sud America e Giappone. Molti sono nella sua provincia, a Gavirate, Gemonio, Comabbio e Lonate Pozzolo, e vicino a Milano ha dipinto a Settimo Milanese. Il successo, racconta, è arrivato a 35 anni, quando la sua idea di business è diventata un lavoro capace di mantenerlo. Prima aveva fatto il tatuatore, il telefonista, l’operaio in fabbrica e per sette estati l’ormeggiatore in Costa Smeralda.
Appassionato di videogiochi, si allena tre volte a settimana per reggere la fatica delle grandi pareti e ha smesso di bere e di fumare. Le sue opere si seguono sul profilo Instagram andrea_ravo_mattoni. Tra i progetti in arrivo c’è una mappa interattiva sul suo sito ufficiale, per trovare più facilmente i muri dipinti.
Sull’intelligenza artificiale come strumento ascolta anche Michele Mottura di Naturale Italiano e, sull’AI che lavora al fianco dei professionisti, Marco Trombetti di Translated.
Una puntata di Idee Imprenditoriali, il podcast di Gerta Celaj su attività di business e startup innovative, per chi vuole capire come una passione nata nella cultura hip hop possa diventare un mestiere riconosciuto e una vera impresa, e per chi pensa che l’arte classica abbia ancora molto da dire fuori dai musei.