Con questa puntata abbiamo ospitato Lorenzo Cattelani, CEO e founder di Clutch, la società di recruiting e headhunting nata nel 2024 per ridefinire il rapporto, ormai rotto, tra aziende e candidati.
L’idea di business di Lorenzo è superare le vecchie logiche del recruiting con trasparenza e metodo, e nella comunicazione di Clutch torna un concetto preciso. Chi cambia lavoro oggi cerca soprattutto coerenza. Intervistato da Gerta Celaj per Idee Imprenditoriali, ha spiegato come sta cambiando il ruolo del lavoro nella vita delle persone e perché il candidato è diventato la star del settore.
Clutch, il recruiting che mette al centro il candidato
Clutch opera in un settore che per Lorenzo Cattelani ha caratteristiche uniche, perché tra i concorrenti ci sono startup e scale up, freelance e multinazionali con branch italiane. Lo ha spinto a fondarla quella che chiama una rivoluzione copernicana del mercato del lavoro, in cui il candidato è diventato la star. Rispetto a dieci anni fa è più facile sapere chi cerca una figura, LinkedIn propone ogni mattina le offerte adatte e per candidarsi basta un clic. Da qui l’attenzione al candidato, perché sarà sempre più lui a decidere dove lavorare.
Sul fronte della tecnologia, Lorenzo dice spesso ai clienti che interessa più agli headhunter che a loro. Alle aziende serve ancora il profilo giusto al momento giusto, con le caratteristiche adatte e il pacchetto retributivo corretto. Per i cacciatori di teste invece l’innovazione tecnologica diventa un elemento distintivo. Serve a ottenere match più accurati dei classici abbinamenti semantici o per parole chiave e, nei progetti più corposi, a ridurre i tempi delle attività ripetitive lavorando con le bulk action.
Lorenzo Cattelani, Clutch e la ricerca di coerenza
Il filo conduttore è la coerenza. Per Lorenzo sta cambiando il ruolo del lavoro nella vita quotidiana. C’è chi dà valore all’equilibrio con la vita privata e chi vuole ritrovare nel lavoro le proprie battaglie etiche, esigenze che un headhunter deve saper riconoscere. Una survey di Clutch su circa 300 candidati conferma che lo stipendio conta ancora, ma non è più l’unica leva. Ai benefit di superficie, come l’area svago citata da Gerta, Lorenzo contrappone una flessibilità su misura. E lo smart working resta la prima domanda di ogni candidato.
Sulla trasparenza Lorenzo è netto. Per un brand non essere trasparente costa tanto, perché oggi si gioca a carte scoperte. Una volta le referenze si chiedevano solo sui candidati, adesso sono i candidati a chiederle sulle aziende. Con informazioni così facili da reperire l’ipocrisia va abbandonata, e per lui è una fortuna. Un brand dovrebbe avere una propria identità, anche a costo di non piacere a qualcuno. Lorenzo Cattelani sa che Clutch non fa brillare gli occhi a tutti e ci convive, per coerenza con i propri valori.
I temi della puntata
- L’uso della tecnologia per rendere più precisi gli abbinamenti tra profili e aziende senza perdere il fattore umano del lavoro di headhunter.
- Cosa è emerso dalla survey su circa 300 candidati e quanto pesa ancora lo stipendio nella scelta di un nuovo lavoro.
- Perché la vera flessibilità sarà sempre più personalizzata e quali limiti incontra tra welfare e politiche di smart working.
- Quanto costa a un brand la scarsa trasparenza, oggi che il candidato legge le recensioni e contatta gli ex dipendenti su LinkedIn.
- I candidati che abbandonano una selezione quando il business dell’azienda non è coerente con i loro ideali, e le survey di clima che rendono più difficile indossare maschere.
- Come deve cambiare un manager di vecchio stampo per guidare la Generazione Z, partendo dall’ascolto reciproco tra senior e junior.
Chi è Lorenzo Cattelani
Lorenzo Cattelani è CEO e founder di Clutch, che ha lanciato nel 2024. Al momento della registrazione la guidava da diciassette mesi, un periodo che lui stesso paragona al chilometro zero di una maratona. Racconta divertito di un sedicenne che si lamentava della generazione Alfa perché sta sempre al telefono, la stessa critica che Lorenzo, da millennial, rivolge ai più giovani di lui. Eppure crede molto nei giovanissimi e li trova più decisi di quanto fosse lui alla loro età, con le idee più chiare sul futuro.
A chi sogna di fare impresa consiglia di essere ambizioso e di non farsi tarpare le ali da chi non ha interesse a valorizzare i giovani. Con un’idea imprenditoriale e una buona attitudine al rischio, dice, conviene provarci, perché a volte è più semplice di quanto si racconti. La lezione più importante di questi mesi da imprenditore è non essere soli. Nei primi tempi Lorenzo metteva a terra idee chiedendosi da solo se avrebbero funzionato. Oggi il suo modo di fare impresa passa dal confronto alla pari con Anna e Federica, le sue cofondatrici.
Questa puntata dialoga bene con quelle di Alessandro Risaro di Datapizza e Lorenzo Ferrari di smarTalks, entrambe dedicate al modo in cui aziende e candidati si incontrano, tra la trasparenza negli annunci di lavoro e un uso più autentico di LinkedIn.
Una puntata di Idee Imprenditoriali, il podcast di Gerta Celaj su attività di business e startup innovative, per chi si occupa di HR e selezione del personale e per gli imprenditori che vogliono attrarre e trattenere le persone giuste senza promettere ciò che non possono mantenere.