Con questa puntata abbiamo ospitato Virginia Tosti, cofondatrice di start2impact, la realtà di formazione pratica sul digitale nata nel 2017, e coautrice del libro Dietro le quinte di una vita perfetta.
Virginia ha avuto il coraggio di cambiare strada, dall’ingegneria energetica all’impatto sociale. Nella conversazione con Gerta ha raccontato come usa metriche e analisi dei dati per abbattere barriere e migliorare concretamente la vita delle persone. Ha parlato anche delle sue insicurezze e di come ha tolto la maschera della perfezione su LinkedIn, un passaggio che per lei è stato divertente e utile.
Virginia Tosti, dall’ingegneria energetica a start2impact
La storia di Virginia prima del cambio di rotta è fatta di malesseri. Già mentre studiava ingegneria sentiva che non era la sua strada, faticava moltissimo e all’università è arrivata alla depressione. Eppure si è laureata e ha fatto l’abilitazione perché, come dice scherzando sul cognome, finché non arriva alla fine non molla. È rimasta per anni sulla strada sbagliata perché non sapeva dove altro andare. A chi vuole cambiare ripete che «il primo passo non ti porta dove vuoi andare, però ti toglie da dove sei».
A sbloccarla sono il background imprenditoriale di famiglia, che le toglie la paura di fare impresa, e la voglia di guadagnare aiutando gli altri. «Vuoi diventare milionario? Aiuta milioni di persone» è tra i suoi detti preferiti. Poi il digitale, studiato perché trasversale. Al primo corso di marketing digitale, da laureata in ingegneria energetica, si chiedeva se sarebbe diventata la social media manager dell’Enel. Si è rivelata la scelta migliore, perché in Italia pochi avevano quelle competenze. Da lì arrivano una carriera velocissima e poi start2impact, l’idea imprenditoriale che Virginia Tosti avvia nel 2017 insieme agli altri fondatori.
Virginia Tosti e i dati soft dietro i numeri di start2impact
Con i dati Virginia parte sempre dal problema e, con il metodo preso dall’ingegneria, lo spacchetta in problemi più piccoli. In start2impact ogni modulo ha teoria e pratica, ma i numeri dicevano che molti si fermavano alla teoria. Con delle interviste ha scoperto il perché. Gli studenti temevano di mandare i loro progetti a docenti che nella vita sono professionisti di aziende come Google, Amazon e Microsoft. Dietro un tasso di conversione, spiega, può nascondersi un’emozione, per questo servono i dati hard e soprattutto i dati soft.
Tra le metriche di start2impact di cui Virginia Tosti va più fiera c’è il numero delle persone assunte, oltre 3.000. È un dato che rispecchia la qualità della formazione e dà la misura di quante persone l’azienda ha aiutato davvero. Non demonizza il fatturato, che deve salire insieme ai costi, purché la crescita si basi su valori coerenti. Racconta anche un errore, il momento in cui l’azienda stava per fallire e doveva cambiare in fretta modello di business. Per insicurezza ha rallentato la scelta di farsi pagare, convinta che nessuno avrebbe speso per ciò che aveva creato. Ci ha dedicato un video.
I temi della puntata
- Come capire che è il momento di cambiare strada quando in un percorso si sta male e si vede un passo da fare.
- Perché dietro un tasso di conversione può esserci un’emozione e servono sia i dati hard sia i dati soft.
- Le persone assunte come metrica di impatto di un’attività nata da un’idea di business semplice, guadagnare aiutando gli altri, accanto a un fatturato che deve crescere insieme ai costi.
- Cosa significa togliere la maschera della perfezione su LinkedIn e smettere di identificarsi completamente con la propria azienda.
- Il valore del fallimento e l’abitudine di sentirsi sempre al piano zero, dove ogni passo è costruzione.
- Le paure diverse di millennial e generazione Z, tra il timore di ricominciare da zero e quello di non trovare aziende coerenti con i propri valori.
Chi è Virginia Tosti
Virginia Tosti è un’imprenditrice laureata in ingegneria energetica e cofondatrice di start2impact, dove lavora a stretto contatto con migliaia di giovani che si affacciano al digitale. È coautrice di Dietro le quinte di una vita perfetta, il libro in cui mostra paure e insicurezze che aveva affrontato così a lungo da iniziare a giocarci. C’è stato un periodo in cui era facile definirla l’imprenditrice di successo, tra articoli e riconoscimenti. Oggi ammette di avere ancora paure e la sindrome dell’impostore, e considera una liberazione essere uscita dalla gabbia dorata della perfezione.
Quando si sente dentro un problema usa lo zoom out e si chiede quanto conterà tra dieci anni. C’è chi, scherzando, la chiama la cinica donna del business, e lei riconosce di saper essere fredda quando serve. Alla Virginia studentessa di ingegneria direbbe di fermarsi qualche mese per capire chi è e cosa la accende, e di credere nelle proprie emozioni, perché raramente un’emozione mente.
Per un altro sguardo sul coraggio di raccontarsi su LinkedIn senza mostrare solo i successi c’è la puntata con Lorenzo Ferrari di smarTalks, mentre il desiderio di cambiare strada nel lavoro torna nel racconto di Erica Isotta di the D2 collective.
Una puntata di Idee Imprenditoriali, il podcast di Gerta Celaj su attività di business e startup innovative, per chi sente di essere sulla strada sbagliata e non sa ancora dove andare, e per chi guida un’impresa e vuole leggere nei numeri anche le persone che ci stanno dietro.