Con questa puntata abbiamo ospitato Erica Isotta, cofondatrice di the D2 collective, hub globale con sede ad Amsterdam che riunisce oltre 6.000 professionisti del settore tecnologico e lavora sui temi del future of work.
Dopo anni nelle vendite, prima in Italia e poi nelle aziende tech di Dublino, Erica si è stabilita ad Amsterdam. La scelta di diventare imprenditrice è maturata dopo un licenziamento collettivo. Con lei abbiamo parlato di leadership, di team e del valore delle esperienze all’estero. Erica racconta anche il passaggio dal lavoro dipendente all’impresa, dall’idea imprenditoriale ai primi contratti con le aziende. Ne parla con grande franchezza, compresa la parte che di solito resta fuori dalle storie di startup.
Erica Isotta e the D2 collective, dal licenziamento alla community
L’idea di the D2 collective nasce da un’inquietudine che Erica si porta dietro da sempre. A scuola e poi al lavoro era quella che non riusciva a stare ferma, con troppe idee per restare chiusa in un ruolo. Le vendite le piacciono moltissimo e le considera una delle scuole migliori della vita. Quello che le mancava era la possibilità di avere un impatto sulla vita delle persone. Il licenziamento collettivo di cui è stata parte è diventato il momento per chiedersi cosa stesse facendo della propria carriera.
La transizione è stata graduale. Dopo un paio di mesi passati con la socia a costruire le basi della community, Erica è tornata alle vendite. Per quasi un anno ha lavorato in una grossa azienda tech, Miro. Quaranta ore a settimana per lo stipendio, tutto il resto del tempo per D2. Poi ha scelto il tempo pieno, lasciando un lavoro ben pagato e tagliando lo stipendio a metà. Nessuno racconta questa parte perché non è glamour, dice, ma per molti è l’unica strada, visto che ci sono affitto e bollette da pagare.
Erica Isotta e la crescita di the D2 collective
Il tempo pieno ha aperto uno dei periodi più strani della sua vita. Bisognava trovare il product market fit e capire come vendere alle aziende, perché con le sole membership individuali non si pagano gli stipendi. Servivano entrate più consistenti, partnership con le aziende e una visione di lungo periodo. Erica ricorda i primi incontri con i clienti, quando si chiedeva chi avrebbe firmato con due ragazze un contratto da 20.000 euro. Poi è arrivata la consapevolezza di aver costruito qualcosa di valore e la forza di essere in due.
Anche la sede di Amsterdam è una scelta precisa. Nei Paesi Bassi il sistema è flessibile e si può avviare un’attività facendo tutto in inglese. L’equivalente del codice fiscale si ottiene con un appuntamento dopo cinque giorni. Aziende come Uber e Atlassian hanno portato lì la sede europea e attirato talento da tutto il mondo. A Dublino, invece, il talento era soprattutto europeo. L’impresa conta sei persone di sei nazionalità diverse e la socia è olandese. In Italia un progetto come the D2 collective, dice Erica, non sarebbe stato possibile.
I temi della puntata
- Come un licenziamento collettivo può diventare l’occasione per ripensare la propria carriera e dare forma a una spinta imprenditoriale che c’era da sempre.
- Il lato meno raccontato della startup, quasi un anno a lavorare da dipendente dedicando il tempo libero al nuovo progetto.
- La ricerca del product market fit e il passaggio dalle membership individuali agli accordi con le aziende, necessari per pagare gli stipendi.
- Come capire cosa motiva le persone del team, dalla voglia di lavorare per una missione alla stagista che desiderava moderare gli eventi.
- Perché l’Olanda, con tanti unicorni e una burocrazia rapida, è un terreno fertile per chi vuole fare impresa arrivando dall’estero.
- Il consiglio alle giovani donne di costruire il proprio network e la storia del ragazzo che le scrisse su LinkedIn, oggi manager a New York.
Chi è Erica Isotta
Erica Isotta è cresciuta in un paesino in provincia di Milano e si è trasferita a Milano per studiare. Ha cominciato a lavorare nelle vendite in Italia, poi è partita per Dublino quasi per caso, spinta da un’offerta che le raddoppiava lo stipendio. A 24 anni è entrata negli uffici di LinkedIn. La sua direttrice, una donna irlandese sotto i quarant’anni, era lontanissima dall’uomo sessantenne vicino alla pensione che in Italia immaginava come leader. Da lì nasce il suo stile di leadership, che lei stessa riassume con «se ce l’ho fatta io, ce la può fare chiunque».
Ha lavorato anche in una startup a Berlino. Nel suo ultimo impiego era account manager per aziende con più di 3.000 dipendenti tra Europa del Sud e Medio Oriente, a contatto diretto con i loro executive. La sfida più grande, racconta, è stata superare le proprie credenze limitanti, a partire dall’idea che vendere significasse andare porta a porta con l’aspirapolvere. Oggi vive ad Amsterdam, dove guida insieme alla socia the D2 collective, l’idea di business su cui ha scommesso rinunciando a metà dello stipendio.
Anche Davide Cervellin di Office of Cards ha fatto crescere il suo progetto nei ritagli di tempo, accanto al lavoro in una grande azienda, e sul futuro del lavoro vale la pena ascoltare la puntata con Luca Brusamolino di Workitect.
Erica ha portato a Idee Imprenditoriali, il podcast di Gerta Celaj su attività di business e startup innovative, una storia che parla a chi dedica al proprio progetto il tempo che resta dopo le quaranta ore da dipendente e a chi vuole vedere da vicino come nasce e cresce una community nel mondo tech.