Con questa puntata abbiamo ospitato Maurizio Crippa, cofondatore di GR3N, la startup deep tech nata in laboratorio che ricicla chimicamente PET e poliestere tessile con un reattore a microonde e ne ricava monomeri identici a quelli ottenuti dal petrolio.
Ricercatore diventato imprenditore, Maurizio affronta il problema globale della plastica con le leggi della chimica, lontano dal greenwashing. A Idee Imprenditoriali ha raccontato come un esperimento con una bottiglia tagliata sia diventato un’innovazione di economia circolare che oggi si affaccia sulla scala industriale. Si è soffermato poi sulle difficoltà di chi sviluppa impianti complessi e sul suo modo di guardare alla paura di fallire.
GR3N, l’idea imprenditoriale del riciclo chimico dal laboratorio all’industria
Maurizio incontra il problema del riciclo durante un corso di polimeri che teneva al Collegio di Milano. Lo sponsor del corso è un’azienda di riciclo meccanico in cerca di soluzioni diverse. Alla festa finale si parla di poliestere contaminato. Il giorno dopo il suo reattore a microonde è occupato, così Maurizio chiede quello del laboratorio accanto e comincia a tagliare bottiglie. Il ricercatore Matteo arriva un’ora e mezza dopo e trova plastica tagliata ovunque. Una settimana dopo, quella prova diventa un’idea di business, con il primo brevetto e il patto di essere soci a metà, qualsiasi cosa accada.
Il primo reattore fatto in casa nasce in garage. Lo progetta lo zio di Maurizio, progettista meccanico, e prende forma nell’officina di un amico dello zio con due microonde comprati al supermercato, tagliati da Maurizio. Poi arrivano i progetti europei, che finanziano un reattore pilota e due impianti dimostrativi. Seguono gli investitori, con il round A chiuso e il round B in chiusura. Oggi GR3N è tra i livelli 7 e 8 della scala TRL. Intanto c’era uno stipendio da portare a casa, e la moglie di Maurizio parla di dieci anni sul filo del rasoio.
La tecnologia di GR3N spiegata da Maurizio Crippa
In parole semplici, la tecnologia applica al poliestere una reazione che le nonne facevano con grasso di maiale e soda caustica. La depolimerizzazione taglia le catene della plastica, poi la purificazione isola i due monomeri ed elimina coloranti e altri materiali. Funziona su packaging e tessile, perché bottiglie in PET e poliestere dei tessuti sono lo stesso materiale, e i monomeri sono identici a quelli di origine fossile. Il microonde scalda in fretta, la reazione dura dieci minuti e con elettricità verde l’impatto climatico cala molto.
Gerta gli chiede perché un’azienda di bevande o abbigliamento dovrebbe scegliere il polimero riciclato. Maurizio parte dai consumatori più giovani, per cui una maglietta o una bottiglia riciclata orienta l’acquisto. C’è poi l’obbligo di legge del 25 per cento di riciclato nelle bottiglie in PET, che salirà al 30 per cento nel 2030. Qualità e prezzo devono reggere il confronto con il polimero vergine. Il banco di prova è il primo impianto industriale in Spagna, un first of a kind in fase di front end engineering, l’ultima prima dell’investimento.
I temi della puntata
- Come una chiacchierata alla festa di fine corso ha portato alla prima prova con un reattore a microonde e una bottiglia di plastica tagliata a pezzi.
- In che modo il riciclo chimico del PET scompone il polimero nei suoi due monomeri e rimuove coloranti e contaminanti fino alla purezza richiesta dal mercato.
- La salita lungo la scala TRL, dal garage ai progetti europei fino ai round di investimento, e il peso di un’impresa deep tech sulla vita privata.
- Le ragioni di business che spingono l’industria verso il polimero ricavato dai rifiuti, dalle scelte dei giovani consumatori agli obblighi di contenuto riciclato nelle bottiglie.
- Il ruolo dell’intelligenza artificiale nella selezione della plastica, dove le reti neurali lavorano da anni, e perché Maurizio la considera uno strumento come gli altri.
- La paura di fallire vista come una paura sana e il diverso modo in cui Italia e Stati Uniti guardano a chi ha fallito.
Chi è Maurizio Crippa
Maurizio Crippa è un chimico e imprenditore, cofondatore di GR3N. Si è formato in scienza dei materiali all’Università di Milano Bicocca, un corso di laurea allora nuovo in Italia. Lì ha conseguito anche il dottorato di ricerca. Ricorda quell’ambiente come molto stimolante, perché con i professori si discuteva di idee alla macchinetta del caffè. Durante il dottorato ha seguito corsi di brevetti, project management e diritto del lavoro, voluti dalla direttrice del corso per spingere i dottorandi a fare impresa. All’epoca dell’idea di GR3N lavorava da alcuni anni come ricercatore universitario.
Racconta che il suo spirito imprenditoriale nasce dalla curiosità di chi ha sempre voluto creare cose nuove. Non viene da una famiglia ricca, è padre e si dice orgoglioso di una generazione attenta a come vengono prodotte le cose. Prima di GR3N ha avviato altre piccole attività, alcune fallite, come un gadget che funzionava ma non interessava a nessuno. Per lui un imprenditore senza paura di fallire è un pazzo, ma il fallimento fa parte del gioco, e ricorda che nemmeno Mozart ha cominciato dal Requiem.
Anche Marco Righi di Flash Battery è partito da un garage e da un brevetto per arrivare all’industria, mentre per capire come ragiona chi investe nelle startup puoi ascoltare la puntata con Gianluca D’Agostino di The Techshop.
Una puntata di Idee Imprenditoriali, il podcast di Gerta Celaj su attività di business e startup innovative, per chi fa innovazione nell’economia circolare e nella chimica verde e per chi vuole capire quanta strada separa un brevetto da un impianto industriale.