Con questa puntata abbiamo ospitato Annalisa Terzoli, fondatrice di Bloomcast, agenzia specializzata in video podcast e podcast marketing che aiuta aziende e brand a farne uno strumento strategico di comunicazione.
Il suo percorso passa per anni di tentativi nel dropshipping, iniziati a 17 anni, e per una formazione in informatica musicale. Poi, nei podcast, Annalisa trova l’idea imprenditoriale giusta per le sue competenze. Al centro della conversazione c’è il valore del podcast per chi fa impresa. Annalisa Terzoli ci ha raccontato come è nata Bloomcast, perché molte aziende sottovalutano ancora il podcast e come si usa bene per un brand.
Bloomcast, da un tirocinio in redazione al video podcast per aziende
La scintilla si accende alla fine della triennale in informatica musicale, durante un tirocinio in una testata milanese. La redazione le chiede di avviare la produzione di podcast di cronaca locale. Annalisa studia la scrittura professionale e guarda all’estero, perché nel 2019 in Italia i podcast non sono ancora mainstream. Osserva l’America e soprattutto la Cina, dove i podcast crescono moltissimo e da cui partono trend che spesso arrivano in Europa. Con le competenze in analisi del suono ed editing audio apre la partita IVA e cerca i primi clienti come produttrice.
Per Annalisa il podcast porta valore quando si aggiunge a una buona base di contenuti e a un brand con valori chiari. Lo dimostra il progetto realizzato per Qonto, che punta molto sul sostegno all’imprenditoria femminile. Il podcast racconta otto imprenditrici milanesi di settori diversi, dal beauty al coding alla sanità, che hanno un impatto forte ma sono poco conosciute. Spotify lo ha indicato tra i migliori video podcast di business. Tra le ospiti, poi, è nata una community che ha dato valore al brand oltre il singolo contenuto.
Annalisa Terzoli, Bloomcast e il passaggio dal B2C al B2B
La decisione più coraggiosa è stata il passaggio da un target B2C a B2B. All’inizio Bloomcast lavorava con piccoli freelance, dall’osteopata al medico. Poi sono arrivate le aziende, con progetti più completi, più lunghi e con budget diversi. Proprio per loro Bloomcast ha introdotto il video podcast. Lo stacco verso le sole imprese è stato netto e, siccome le aziende impiegano molto tempo a decidere, il fatturato ha attraversato un momento critico, con diversi preventivi in attesa. Oggi Annalisa pensa che un passaggio più graduale sarebbe stato meglio.
Bloomcast è l’idea di business che Annalisa Terzoli ha costruito a partire da quel tirocinio in redazione. La crescita è passata prima dalla qualità del prodotto, confermata quando Spotify e Apple Podcast hanno inserito i podcast dell’agenzia nelle playlist dei migliori. Poi il lavoro si è spostato su pricing e percezione, con una selezione prima delle chiamate conoscitive. Insieme a un forte investimento sul personal brand, questo lavoro ha permesso di alzare i prezzi. Anche l’acquisizione è cambiata. Da un paio d’anni Annalisa pubblica quasi ogni giorno su Instagram e TikTok pillole di formazione gratuita. Senza advertising né outbound, i clienti arrivano tutti in modo organico. Metterci la faccia con questa costanza, superando la timidezza degli inizi, è diventato parte del suo modo di fare impresa.
I temi della puntata
- La tesi magistrale sull’intelligenza artificiale applicata ai podcast e perché i software di montaggio automatico, efficaci sugli audio rumorosi, tagliano frequenze vocali nelle registrazioni fatte con un microfono professionale.
- Le resistenze delle aziende con un management over 60 verso il podcast marketing e il paragone con Instagram e TikTok, strumenti su cui all’inizio nessuno scommetteva.
- Il consiglio a chi vuole un podcast aziendale, cioè farlo bene o non farlo, perché in Italia i podcast non fanno i numeri dei social. Un ascolto di venti minuti, però, vale molto più di una view su un video di trenta secondi.
- Le PR podcast, il servizio che Bloomcast sta testando per far incontrare podcaster in cerca di ospiti e imprenditori che vogliono raccontarsi, sul modello delle agenzie già attive in Inghilterra.
- Una leadership costruita sull’esempio in un team di collaboratori tutti under 30, per cui l’innovazione fa parte del modo di lavorare.
- Perché la voce è difficile da riprodurre in modo artificiale e come il podcast aiuta a rendere più umani i brand.
Chi è Annalisa Terzoli
Annalisa Terzoli è una giovane imprenditrice dei media digitali e la fondatrice di Bloomcast. Dopo la laurea triennale in informatica musicale ha conseguito una seconda laurea, magistrale, con una tesi sull’intelligenza artificiale applicata al mercato del podcasting. Prima dei podcast ha passato anni nel dropshipping. A 17 anni ha aperto il primo brand, dedicato a spazzole vibranti per la pelle, che ha fatto una sola vendita. Ne sono seguiti altri tre, l’ultimo frenato da costi pubblicitari troppo alti. Da quei tentativi ha ricavato competenze che usa ancora oggi.
Si definisce una maniaca dell’organizzazione. La domenica sera pianifica tutta la settimana mezz’ora per mezz’ora, tempo libero compreso. Legge molto, soprattutto biografie di imprenditori e libri tecnici di marketing, e cerca il confronto con altri giovani imprenditori. All’inizio era timida e si vergognava di metterci la faccia, per questo oggi dice che avrebbe dovuto cominciare prima a pubblicare contenuti sui social.
Di contenuti gratuiti per trovare clienti abbiamo parlato con Davide Cervellin di Office of Cards, di TikTok e creator con Federico Rognoni di Atomical.
Una puntata di Idee Imprenditoriali, il podcast di Gerta Celaj su attività di business e startup innovative, per chi vuole un podcast aziendale fatto bene. Parla anche a chi, dopo anni di tentativi non riusciti, cerca ancora la strada giusta, come ha fatto Annalisa prima di approdare ai podcast.