Con questa puntata abbiamo ospitato Giancarlo Rocchietti, fondatore del Club degli Investitori, il network di business angel che ha investito oltre 60 milioni di euro in più di 60 startup.
Laureato in ingegneria, Giancarlo ha fondato Euphon, l’ha portata in Borsa e poi l’ha venduta, passando dall’altra parte della barricata. Si definisce l’imprenditore di altri imprenditori. A Gerta Celaj ha spiegato come valuta chi fonda una startup e deve raccogliere capitali. Per lui le idee di business che funzionano partono da un founder capace di cambiare strada. Ha raccontato anche perché lo smart money vale più di una valutazione alta e quale futuro immagina per l’innovazione in Italia.
Giancarlo Rocchietti, il Club degli Investitori e l’occhio della tigre
Il Club degli Investitori è nato da una chiacchierata al bar, che Giancarlo Rocchietti ha trasformato in un network di business angel. Quando lo hanno fondato, lui e i primi soci sono andati negli Stati Uniti a incontrare la Band of Angels di San Francisco. Secondo Giancarlo era il primo gruppo di business angel al mondo. Gerta ricorda i 350 soci tra imprenditori, manager e professionisti, e Giancarlo racconta che da quest’anno il gruppo supera quota 400. Le opinioni sono sempre discordanti, ammette, e le startup passano da incontri di selezione con un team di analisti. Spesso l’investimento parte quando un socio si fa sponsor e segue l’imprenditore per conto di tutti.
Al centro della sua filosofia c’è l’occhio della tigre, titolo del suo libro. All’inizio Giancarlo cercava negli imprenditori sé stesso di venticinque anni prima, poi ha capito che i founder di oggi sognano di diventare imprenditori seriali. In quindici anni di angel investing i pitch, che all’inizio «facevano pena», sono diventati ben costruiti, e i campanelli d’allarme vanno cercati altrove. Per questo va a trovare i founder dove lavorano e osserva come gestiscono i collaboratori. L’occhio della tigre, spiega, si riconosce dalla fiducia che un founder ispira al suo team.
Il Club degli Investitori tra smart money e antifragilità secondo Rocchietti
Una delle cause meno raccontate del fallimento delle startup, spiega Giancarlo, sono gli investitori sbagliati. I prodotti all’inizio non funzionano mai, e servono soci capaci di aiutare il founder e di andare d’accordo tra loro. Spesso si è trovato in società in difficoltà dove investitori di opinioni opposte lasciavano il fondatore confuso. Da qui il consiglio di scegliere lo smart money di chi porta valore aggiunto e sa coinvolgere altri investitori. Secondo Giancarlo Rocchietti è questa la forza del Club degli Investitori, e vale più della valutazione alta offerta da un fondo puramente finanziario.
Poi c’è l’antifragilità, la capacità di cambiare strada, visto che per Giancarlo un business plan è già superato appena scritto. L’esempio è D-Orbit di Luca Rossettini, che considera la più importante startup italiana della space economy. Il Club vi ha investito quando l’idea imprenditoriale era un dispositivo per deorbitare i satelliti a fine vita, che nessuno ha comprato. Sei mesi prima di finire i soldi, Rossettini ha proposto di usare la stessa tecnologia per collocare i satelliti in orbita. Così D-Orbit è diventata la DHL dello spazio. Molte startup, osserva Giancarlo, falliscono proprio perché spendono tutto su un solo prodotto e non tengono una riserva per cambiare.
I temi della puntata
- Perché Giancarlo sconsiglia la quotazione in Borsa alle startup finché non arrivano a 50 o 100 milioni di fatturato e non fanno utili, anche per i report trimestrali chiesti dagli analisti.
- Le startup cedute a Poste e Iren e perché le corporate, benvenute come clienti o acquirenti, sono socie difficili nelle prime fasi, anche per i conflitti di interesse con i venture capital.
- Il corso di imprenditoria che vorrebbe in ogni università, con tre lezioni su networking, cambio del modello di business e fatica del mestiere di founder.
- La visione di un’Italia startup nation e l’idea di destinare lo 0,5% del patrimonio di banche e fondi all’innovazione, con gli ostacoli che oggi frenano private banking, fondi pensione e assicurazioni.
- Il ringiovanimento del Club, con l’ingresso di founder che hanno già fatto la loro exit e di un nuovo socio di 27 anni che viene da una famiglia imprenditoriale.
- Come è cambiata per lui l’idea di successo, dal battere i concorrenti con 600 persone in azienda al ritorno per gli azionisti, fino al piacere di aiutare i giovani a fare impresa.
Chi è Giancarlo Rocchietti
Giancarlo Rocchietti è un imprenditore e business angel di 70 anni, laureato in ingegneria. Negli anni Ottanta ha fondato Euphon e l’ha fatta crescere fino a 600 persone. Nel 2000 l’ha portata in Borsa e per circa cinque anni l’ha guidata da società quotata. Dopo venticinque anni l’ha venduta ed è diventato business angel, pur continuando a sentirsi un imprenditore. Racconta di aver investito in 70 startup, delle quali solo due o tre sono arrivate alla quotazione. Nei primi anni di impresa, ricorda, non tutti i mesi riusciva a pagarsi lo stipendio.
Giancarlo Rocchietti ha fondato il Club degli Investitori ed è autore del libro L’occhio della tigre. In questa fase della sua vita il successo è per lui la soddisfazione di aver creato un gruppo di oltre 400 business angel diventati amici. Con loro si confronta sul futuro dell’innovazione e aiuta i giovani a costruire le loro imprese.
Il punto di vista di un fondo di venture capital sulla scelta dei founder lo trovi nella puntata con Gianluca D’Agostino di The Techshop, mentre per un imprenditore che ha cambiato strada dopo il crollo del suo mercato ascolta Matteo Fabbrini di FABA.
Una puntata di Idee Imprenditoriali, il podcast di Gerta Celaj su attività di business e startup innovative, per i founder che si preparano a raccogliere capitali e vogliono capire cosa guarda un business angel prima di dire sì, e per chi immagina un’Italia più capace di investire nelle proprie imprese.