Con questa puntata abbiamo ospitato Paolo Pelloni, cofondatore e amministratore di Digital Punk, la società che si occupa di formazione, comunicazione e trasformazione digitale per aiutare le aziende B2B a crescere in modo sostenibile.
Paolo ha spiegato a Idee Imprenditoriali come un nome che accosta due mondi lontani sia diventato un modo di fare impresa. Ci ha raccontato un’idea imprenditoriale rimasta per ora nel cassetto, una startup di reskilling. Il team l’ha messa alla prova con metodo, dalle interviste ai clienti fino al pitch per gli investitori. È un’esperienza poi confluita nel microlearning, fatto di brevi pillole di formazione pensate per lo smartphone. Quanto all’intelligenza artificiale, secondo Paolo diventerà presto indispensabile per ogni azienda, come lo è oggi internet.
Paolo Pelloni e Digital Punk, dal nome punk alla startup di reskilling
Per Paolo Pelloni il nome Digital Punk racconta già una filosofia aziendale. Molte piccole e medie imprese italiane hanno budget ridotti e un accesso limitato al capitale. Per competere con chi ha più risorse devono contare su fantasia e capacità di innovazione. Il punk richiama l’anticonformismo, la cantina, chi si arrangia ed è un po’ diverso. Accostato a digital crea un contrasto voluto. Per Paolo, che con la sua società aiuta anche altre aziende a comunicare, il contrasto genera interesse. E oggi catturare l’attenzione delle persone è sempre più difficile.
Dal lavoro con i clienti è nata l’idea di una startup di reskilling. Una banca, racconta Paolo, non trovava i tecnici che cercava. I neolaureati sceglievano colossi come Google e Apple, oppure andavano pagati molto di più. Altre volte venivano formati in azienda e dopo un anno se ne andavano comunque. È il cosiddetto talent shortage, che riguarda soprattutto esperti di cyber security e programmatori. La risposta pensata era una piattaforma per riqualificare il personale dai ruoli tradizionali a quelli innovativi. Alla base c’era una formazione specifica che univa intelligenza artificiale e stili comportamentali.
La lezione della startup per Paolo Pelloni e Digital Punk
Per mettere alla prova l’idea il team ha acquistato un percorso di accelerazione, ha lavorato con le javelin board e ha intervistato i clienti. Poi ha stimato il mercato raggiungibile e presentato un pitch agli investitori. Ha anche assunto uno sviluppatore interno e riunito potenziali soci. L’idea piaceva, ma investimenti e clienti non sono bastati per partire. Col senno di poi Paolo avrebbe affidato la startup a una persona a tempo pieno, perché va vissuta dalla mattina alla sera. Per questo oggi Paolo Pelloni sviluppa i nuovi progetti dentro Digital Punk e non più come startup.
Quello che il team ha imparato è confluito nel microlearning, cioè microcorsi da seguire sul cellulare in metropolitana, in treno o in una pausa. Digital Punk lo usa per la formazione sugli stili comportamentali e per quella sull’intelligenza artificiale. Per quest’ultima collabora anche con una startup londinese specializzata in microlearning. La prima sfida è toccata a Paolo stesso. Ha dovuto condensare in un minuto e mezzo, come in un video di TikTok, concetti che spiegava in aula in due giorni. Oggi servono pillole brevi e subito utilizzabili.
I temi della puntata
- Perché il punk, anticonformista e abituato ad arrangiarsi, si addice alle PMI italiane che con pochi mezzi devono puntare sulla creatività.
- Il talent shortage nel settore tech e le aziende che vedono i giovani tecnici appena formati passare a Google e Apple.
- I passi per validare un’idea di business, dalle interviste di mercato al total addressable market fino al pitch per gli investitori.
- Le difficoltà di un progetto innovativo sul mercato italiano, frammentato e molto relazionale, dove la sfida vera è l’esecuzione più che la visione.
- Come il microlearning risponde al calo dell’attenzione e al bisogno di formazione continua, anche se Paolo spera che i chirurghi studino alla vecchia maniera.
- L’intelligenza artificiale nel B2B, gonfiata dai media e piena di difetti, ma destinata a imporsi come il VHS perché commercialmente funziona.
Chi è Paolo Pelloni
Paolo Pelloni è cofondatore e amministratore di Digital Punk, società che lavora quasi esclusivamente con aziende B2B. Ex programmatore, dal 1995 si occupa di formazione sugli stili comportamentali e viene dal mondo dei videocorsi, dove ha oltre 5.000 studenti su Udemy. Da lì ha imparato il valore dell’actionable item, un piccolo trucco che si può usare subito per ottenere un vantaggio concreto. Conta di lavorare ancora quindici anni e per questo considera obbligatorio studiare l’intelligenza artificiale.
Racconta che a vent’anni chi si presentava con un’idea riceveva una pacca sulla spalla e l’invito a tornare da adulto. Oggi invece le idee vengono ascoltate anche senza esperienza alle spalle. Come imprenditore punta sul confronto, entrando in associazioni e incontrando persone con idee e competenze diverse, perché, dice, «Leonardo da Vinci oggi non potrebbe esistere».
Di formazione digitale ci ha parlato anche Luca Principi di Skill-box, mentre su intelligenza artificiale e community ascolta Maurizio Tricarico di Consulting Valley.
Una puntata di Idee Imprenditoriali, il podcast di Gerta Celaj su attività di business e startup innovative, per chi si occupa di formazione e risorse umane. È utile anche a chi sta valutando una startup e vuole capire quali verifiche fare prima di lanciarla.