Con questa puntata abbiamo ospitato Ira Sulejmeni, cofondatrice e CEO di Clearchain, startup innovativa nata da un hackathon dell’Università di Pisa che usa la blockchain per la tracciabilità alimentare e per prevenire lo spreco lungo la filiera.
Ira è arrivata all’impresa tecnologica dagli studi di medicina, una scelta controcorrente. Clearchain è la sua prima esperienza imprenditoriale e l’ha costruita insieme al suo socio, partendo dai problemi concreti delle aziende del settore. Nella conversazione con Gerta Celaj per Idee Imprenditoriali spiega come un’idea di business ambiziosa sia diventata un progetto solido, con l’obiettivo di ridurre la perdita e lo spreco dei prodotti che la startup traccia.
Clearchain, dall’hackathon di Pisa alla lotta allo spreco alimentare
Clearchain, la startup di Ira Sulejmeni, nasce da un hackathon all’Università di Pisa a cui partecipa il suo socio, l’altro dei due fondatori. A porre il problema sono alcune aziende agroalimentari che producono vino e olio e cercano una soluzione per la tracciabilità. Da quel momento entra in gioco anche Ira e i due cominciano a parlare direttamente con aziende e agricoltori. Scoprono così che il problema è più profondo del previsto, perché alla base c’è una grande frammentazione della supply chain, e da lì cercano una soluzione su misura per le imprese.
Quando le chiediamo di spiegare la missione come farebbe con un bambino, Ira parte dall’ambiente. Lo spreco alimentare pesa sul pianeta e va evitato, e su questo la startup ha costruito un modello di business centrato sulla prevenzione. Il dispositivo di Clearchain serve a ridurre la perdita e lo spreco dei prodotti tracciati, per prevenire il danno oltre che registrarlo. L’esempio più eloquente è un test con un’azienda casearia, quando il tracciamento in tempo reale non c’era ancora. I formaggi sono arrivati da buttare e solo riguardando i dati si è capito che erano rimasti troppo a lungo a una temperatura elevata.
Ira Sulejmeni e il primo pivot di Clearchain
Il momento più delicato è stato il primo grande pivot. All’inizio l’idea era gigantesca e prevedeva di coprire l’intera supply chain. Erano alle prime armi, ricorda Ira, e un po’ sognatori. Trasformarla in un progetto concreto ha voluto dire scegliere su quale parte della filiera concentrarsi, scomporre il lavoro e rinunciare anche a pezzi a cui tenevano molto. Per lei è stato illuminante, perché ha imparato a rivedere le proprie certezze e a rendere saldo il progetto un passo alla volta.
Poi c’è la barriera culturale, per Ira la più grande. Il settore agroalimentare è legato alle tradizioni, anche se incentivi statali e consumatori più consapevoli lo spingono verso l’innovazione. Per lei la blockchain, usata dalla startup fin dall’inizio, è diventata quasi una moda ma resta sottovalutata. Va slegata dalle criptovalute e usata per la tracciabilità, perché rende quasi impossibile falsificare i dati e non obbliga a rendere pubbliche le informazioni riservate. E il mercato italiano, ricco di eccellenze richieste in tutto il mondo, secondo lei merita una tutela migliore.
I temi della puntata
- Come un hackathon universitario a Pisa, con aziende del vino e dell’olio in cerca di tracciabilità, è diventato il punto di partenza dell’impresa.
- Il test con un’azienda casearia e il valore del tracciamento in tempo reale per evitare che i prodotti arrivino a destinazione da buttare.
- Il primo pivot della startup, quando un’idea imprenditoriale nata per coprire tutta la supply chain si è concentrata su una sola parte della filiera.
- La blockchain slegata dalle criptovalute, come garanzia di dati veritieri e difficili da contraffare, nell’equilibrio tra trasparenza e privacy.
- Qualità e sostenibilità possono convivere, con l’esempio di un’imprenditrice che realizza tessuti a partire dagli scarti delle bucce di melograno.
- Perché conviene scegliere con cura da quali investitori ricevere i soldi, puntando su chi condivide i valori dell’azienda, e cercare più critiche possibili per crescere.
Chi è Ira Sulejmeni
Ira Sulejmeni è cofondatrice e CEO di Clearchain, la startup che ha avviato con un socio dopo l’hackathon all’Università di Pisa. Prima di dedicarsi all’impresa ha studiato medicina e questa è la sua prima esperienza da imprenditrice. Per restare aggiornata, oltre alle risorse online, punta sul confronto di persona e partecipa a eventi e fiere dove incontra imprenditori ed esperti alle prese con soluzioni o problemi simili ai suoi. Per lei è una grande fonte di motivazione. A chi sogna di lanciare una startup tecnologica consiglia di non scoraggiarsi e di prendere ogni critica, stop o rifiuto come un punto da cui ripartire.
Per un altro sguardo sulle startup nate attorno all’Università di Pisa c’è la puntata con Lucia Arcarisi di Weabios, mentre il rapporto tra dati e privacy torna nel racconto di Giulia Tortoioli di Safemate.
Una puntata di Idee Imprenditoriali, il podcast di Gerta Celaj su attività di business e startup innovative, per chi lavora nella filiera agroalimentare e vuole capire cosa può fare la tecnologia contro lo spreco, e per chi muove i primi passi da imprenditore e deve imparare a rimettere in discussione le proprie certezze.